UNIONE SARDA
La bozza della nuova legge si discute a Cagliari, ma già incassa l'altolà del partito provinciale
«No alla riforma delle poltrone»Sanità, il Pdl Gallura stoppa il riordino regionale
Mercoledì 17 marzo 2010
Tutti sulla stessa scia. Per il Pdl Gallura la riforma sanitaria, così com'è, aumenta la spesa di 30 milioni annui.
La mossa è preventiva, ma vale comunque un altolà. Perché la riforma sanitaria, quella planata in commissione regionale, non piace ai big del Pdl gallurese. Sulla bilancia politica, cinque nomi di peso. A cominciare dai parlamentari Settimo Nizzi e Fedele Sanciu, per continuare con il consigliere della massima assemblea sarda Gianfranco Bardanzellu. E poi i sindaci dei due capoluoghi, Gianni Giovannelli (Olbia) e Antonello Pintus (Tempio). Nel mirino della contestazione, seppure con sottolineature diverse, finisce «la moltiplicazione delle poltrone». Così, il quintetto della Gallura (ma la lista si sta allungando con altri primi cittadini) sintetizza la riorganizzazione di ospedali e medicina specialistica.
LA RIFORMA Mette insieme due documenti, la riforma regionale. Praticamente una sintesi tra la proposta di legge presentata dai Riformatori (primo firmatario Franco Meloni, ex general manager al Brotzu di Cagliari) e il disegno di legge firmato dalla giunta Cappellacci, su indicazione dell'assessore alla Sanità, Antonello Liori. Giuridicamente si modificherà la 10, ovvero la norma sulla tutela della salute in vigore dal 2006. Questa la sostanza: dalle attuali undici Asl si passerebbe a quindici, tra aziende sanitarie provinciali, quelle ospedaliere e le universitarie. Più una Macroaerea Sardegna, una sorte di supervisore, cui passerebbero in mano le competenze amministrative. Meloni fa i conti: «Oggi i dirigenti sono 33. Si arriverebbe a 45», a cui va sommato il direttore generale della Macroarea. «Ma - sottolinea il consigliere regionale - col tempo, anche se ce vorrà, i 55 servizi amministrativi si dimezzeranno, man mano che la macchina amministrativa entrerà a regime. Il risparmio sarà importante e compenserà i costi per i nuovi incarichi».
LE RAGIONI DEL “NO” Se l'esponente dei Riformatori la vede così, di tutt'altro segno è la posizione dei parlamentari. Il deputato Settimo Nizzi, che è medico di base specializzato in ortopedia, non usa mezzi termini: «Nei bilanci della sanità sarda c'è un buco da 900 milioni. Una vera e propria voragine. È impensabile aumentare i costi». Nizzi ha in mano un carteggio, una stima sulla nuova spesa dopo la riforma. «Sono stati quantificati trenta milioni di euro in più ogni anno. Davvero troppo. In Sardegna bisogna moltiplicare i servizi, non le aziende sanitarie». Insomma, per il deputato la parola d'ordine «è fare maggiori economie senza perdere di vista l'efficienza». Una bussola che a Nizzi fa strappare un plauso per il centro unico di acquisto, «una giusta soluzione per contenere la spesa». Il pensiero va dritto ai fondi Fas (aree sottoutilizzate): «Non possiamo rischiare che vengano destinati a coprire i buchi della sanità».
LE SOLLECITAZIONI Nemmeno Sanciu fa sconti: «Novecento milioni di rosso, lasciati dal disastroso quadriennio Soru, impongono al governo regionale di contenere la spesa per i posti di comando. Quattro Asl in più delle attuali equivalgono a un aumento di dodici dirigenti, tra direttori generali, amministrativi e sanitari. È necessario che si rifletta prima di firmare la nuova legge. Rischia di avvicinare la sanità isolana al commissariamento, per via della spesa fuori controllo». Ragion per cui Bardanzellu, che proprio in aula sarà chiamato a votare la riforma (e di sicuro gli emendamenti), tira il freno, e al tempo stesso rassicura: «L'assemblea è sovrana nelle scelte e la valutazione dei costi sarà un punto chiave del confronto. Andrà prestata la massima attenzione, sono sicuro che succederà». Anche Giovannelli torna sul debito: «Venerdì scorso, a Tempio, l'assessore La Spisa ha fatto il punto sui conti della sanità. I 900 milioni che pesano sulle spalle dei sardi sono una cifra insopportabile. Va sbarrata la strada a soluzioni che non contemplano il contenimento della spesa. Dobbiamo farlo da cittadini prima che da politici. Per questo chiediamo una valutazione approfondita su costi e benefici della riforma». Pintus è sulla scia: «Non si può avallare una legge senza valutarne gli effetti economici. Agli enti locali viene continuamente chiesto di tagliare la spesa. Lo stesso rigore si applichi alla sanità».
ALESSANDRA CARTA
