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Le primarie? «Io sono prontissima»
Pubblicato da ALESSANDRA CARTA in Politica • 18/03/2010 21.07.34
UNIONE SARDA
L'INTERVISTA.
Le certezze: «Abbiamo costruito tanto, forse tutto. A partire dai due capoluoghi, perfettamente baricentrici»
Le primarie? «Io sono prontissima»Pietrina Murrighile e i suoi primi cinque anni di mandato
Giovedì 18 marzo 2010
Era il 26 maggio 2005. E Pietrina Murrighile entrava due volte nella storia: prima presidente della Gallura, prima donna. Tra due mesi si torna alle urne e il capo dell'esecutivo provinciale ci sarà.

Un pezzo di storia è anche suo. E lo sarà per sempre. Ventisei maggio 2005: Pietrina Murrighile, l'avvocato, il caschetto biondo del foro, diventa la prima presidente della Gallura. Alle sette di sera, di quella sera diventata due volte inchiostro per gli annali: una donna varca da leader il palazzo bianco della Provincia. Cinque anni di mandato che alla Murrighile hanno cambiato un po' gli amici della politica, ma non l'anima. Chi allora la portò al trionfo - da Nardino Degortes a Gian Piero Scanu - oggi non si strappa i capelli per ricandidarla. Lei - ex soriana di Progetto Sardegna, vicepresidente al Consiglio delle autonomie locali (rappresenta le sette province sarde di centrosinistra) derubrica lo scenario a «esagerazioni». E ribadisce: «Ogni mandato è una missione. Io l'ho fatta con spirito di servizio, l'ingrediente chiesto a chi si mette in gioco».
Due mesi e si torna alle urne. Sulle schede ci sarà il suo nome?
«Difficile rispondere. Certo che sul mio quinquennio il sentire della gente è diverso da quello proposto dalla politica».
Si riferisce agli alleati che vogliono farla passare dalla tagliola delle primarie?
«Se nei tavoli si deciderà per le primarie, io sono pronta».
Un buon motivo per ricandidarla?
«Cinque anni fa ero l'aspirante presidente di una Provincia che non c'era. Oggi l'ente di Olbia-Tempio esiste, perfettamente baricentrico rispetto ai due capoluoghi che hanno pari dignità. In numeri, sette servizi amministrativi, 157 dipendenti che diventeranno 201 col nuovo piano delle assunzioni. Abbiamo costruito moltissimo, oserei dire tutto. Non abbiamo impegnato il nostro tempo a fare comunicazione».
È l'errore che si rimprovera?
«Forse sì. La Provincia, di per sé, non viene percepita dai cittadini. Perché sviluppa quella programmazione di area vasta che interessa le istituzioni».
Il passaggio delle competenze dal vecchio ente è arrivato alla scadere del mandato.
«Solo col collegato alla Finanziaria 2009 è stata normata la materia. Davvero nessun ritardo. Noi ci siamo dovuti vestire camminando, in questi anni. Abbiamo presenziato da adulti ai grandi tavoli e partecipato col peso di una Provincia fatta. Ma nel frattempo l'abbiamo dovuta mettere in piedi».
Cosa le è riuscito meglio?
«Lavorare per trovare la condivisione intorno allo spirito di identità, abbattendo i campanili, facendo comprendere che le 158mila anime della Gallura sono poco meno di una piccola città».
Nel centrosinistra l'accusano di essere una donna sola al comando.
«La politica è spirito di condivisione, ma una donna al comando si spenderà sempre con vigorosità e forza. Bisogna anche essere decisionisti».
Trova che il peccato originale del suo mandato sia l'aver portato nella prima giunta i non eletti in Consiglio?
«Fu una scelta operata con i partiti per dare il giusto risalto a quanti hanno concorso alla nascita dell'ente».
Dalle pagine de L'Unione Sarda, Degortes non le mandò a dire che aveva smarrito la strada.
«Mantengo con tutti rapporti chiari, e trasparenti di anima, senza recondite difficoltà di approccio. Francamente non sento che si sia creata alcuna frattura».
Nemmeno col senatore Scanu?
«Abbiamo tutti lavorato tanto, per trovare il tempo di vederci spesso. Anche perché nel nostro cammino abbiamo fatto i conti con la nascita del Pd. Ci sono stati spostamenti importanti che, in certi momenti, hanno fatto apparire l'aula come scollata dai partiti. Ma non ritengo che il centrosinistra possa entrare in logiche interne di dileggio».
La Gallura roccaforte del centrodestra: sono avversari temibili?
«Mostrano notevoli difficoltà a schierare gli uomini in campo e sconteranno le tante risposte inevase. Su tutto mi riferisco a La Maddalena, ora il punto nevralgico della Gallura».
La politica è roba da uomini?
«La politica dev'essere praticata dalle donne. Siamo capaci di cogliere al meglio bisogni e istanze della gente».
La battaglia delle battaglie?
«Il doppio capoluogo. Esserci arrivati è stata l'emozione più grande. Olbia non può pensare di fare a meno di Tempio. E viceversa. Così come in Gallura tutti i 26 Comuni devono essere i protagonisti dello sviluppo sociale ed economico».
Il G26, però, non le portò benissimo.
«È falso. Mancavano i sindaci, ma i galluresi c'erano: 1.500 persone a tavola ogni giorno».
La prova che il sentire della gente è diverso rispetto a quello che veicola la politica?
«Può darsi».
Un rammarico?
«Non ne ho».
Un'incompiuta?
«Semmai cosa non ho fatto in tempo a vedere. Cioè i nuovi cantieri: 25 solo per la viabilità, pari a 5 milioni di lavori. I dodici investimenti sulle scuole ne valgono altri 2,5. Per l'ambiente abbiamo speso 2.350.000 euro. In cinque anni abbiamo messo in moto 25 milioni. Questa Provincia si è distinta anche sulla cultura, resuscitando l'identità culturale, promuovendo pubblicazioni, sostenendo associazioni, patrocinando eventi».
ALESSANDRA CARTA

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