Il Pd fra critiche e voglia di ripartirela Nuova Sardegna
21 febbraio 2009
OLBIA. Il Partito democratico esce con le ossa rotte dalle elezioni regionali. In Gallura più che da altre parti. In provincia, rispetto alle politiche di un anno fa, sono stati persi più di undicimila voti e otto punti percentuali. Una scoppola secca. Che si può spiegare con il risultato negativo del Pd in tutta l’isola, ma anche con le scelte sbagliate nella composizione della lista, in cui l’anima Ds è stata completamente ignorata. Di questo parlano cinque esponenti del Pd tutti precedentemente tesserati con i Ds. Non mancano le accuse, ma anche la volontà di ripartire per affrontare le prossime sfide. Il presidente. Pietro Sotgiu, presidente del consiglio provinciale, è molto contrariato. «Senza bisogno di dire tanto, basta fare un’osservazione oggettiva: nel 2005 i Ds, da soli, presero quasi 14mila voti. C’erano candidature forti, allora. Stavolta si è scelta un’altra strada, soprattutto senza alcun dialogo. I risultati? Una lista debolissima: la candidata di Tempio ha preso 1000 voti, mentre a Badesi, tutto solo, Stangoni in un partito minore ne ha presi la metà. A Sant’Antonio, patria della coordinatrice, il Pd ha rastrellato il 22 per cento». Dunque, che cosa bisogna fare? «Serve un sussulto di dignità - aggiunge Sotgiu -. Chi ha sbagliato lasci spazio, seguendo l’esempio di Veltroni. Il coordinamento? Non solo. Il senatore Gian Piero Scanu da tempo non vince un’elezione». L’assessore. Pierfranco Zanchetta, assessore provinciale all’ambiente, riprende l’atto d’accusa. «Qualche senatore ha voluto mostrare i muscoli, ma è rimasto con il cerino in mano. Deve assumersi le responsabilità e agire di conseguenza, come del resto devono fare i componenti del coordinamento. C’era una guida in Gallura, in questo partito, non riconosciuta e non eletta, che per giunta non ha voluto dialogare». Una serie di cose che, secondo Zanchetta, hanno causato il risultato elettorale. «Il tracollo è evidente. Si è fatto a meno, nella lista, della presenza politica e culturale di una parte importante del Pd. E si è ignorato anche qualche territorio. Non era possibile candidare 26 persone, uno per ogni centro della Provincia, ma le scelte andavano fatte in maniera più oculata. Per questo l’elettorato ha perso entusiasmo, e fiducia». Il capogruppo. Domenico Mannironi, capogruppo Pd in Provincia, è amareggiato. «Ancora una volta, in un appuntamento così importante, ci si è divisi più sui posti, sulle poltrone, che non sui temi, sugli argomenti. E’ così che si è perso contatto con la gente, con quelle che sono le istanze della popolazione. E’ mancato il porta a porta, il confronto. I partiti, a cominciare dal Pd, hanno fallito la missione. Ed è un peccato, perché Soru portava proposte importanti e da condividere, ma non è stato supportato». Per colpa di chi? «Le imposizioni sulle liste, in Gallura, sono arrivate da lontano - sottolinea Mannironi -. Dunque, ancora, fuori dal contatto con la realtà. Ma per guardare al futuro con ottimismo, occorre che si inizino a fare proposte progressiste vere, a cominciare dalla scelta degli uomini». L’ex segretario. Nicola Comerci è stato l’ultimo segretario gallurese dei Ds prima della nascita del Partito democratico. Il suo atto d’accusa è pesante. «I numeri parlano chiaro. Il Pd ha preso una brutta lezione. La colpa è di chi ha fatto le liste con una sola intenzione: quella di eliminare l’area Ds e tutta l’area dell’elettorato di sinistra del Pd». Il risultato elettorale è facile da leggere, secondo Comerci. «Ha vinto l’area democristiana che non comandava, dietro sono arrivati i socialisti. Chi ha deciso le altre tre candidature riconosca il suo fallimento. Devono andar via quelli del coordinamento provinciale e, soprattutto, chi ha fatto queste scelte. I nomi? Non so, nessuno mi ha mai invitato a un incontro per parlare di liste». La vice coordinatrice. Patrizia Desole è vicecoordinatrice del Pd, con Gianni Urtis, nell’organismo guidato da Maria Paola Mariotti. «La sconfitta è stata terribile - dice - ed è arrivata in una fase difficile del Pd. Partito che non c’è, o perlomeno non è ancora strutturato. Ma dispiace sentire commenti come quelli di Passoni, che ha dichiarato: Non abbiamo capito niente. In realtà il commissario non ci ha aiutati, non è stata ascoltata la base del Pd. Le liste sono state fatte in fretta e senza confronto. Ds esclusi? Sì, è vero. Ma è anche vero che ora dobbiamo guardare al futuro, smettere di pensare per correnti, far ripartire il dialogo». L’esito elettorale, ricorda la Desole, ha procurato un altro disastro. «Non sembri riduttivo, in questa fase, sottolineare che nella coalizione a sostegno di Soru è stata eletta in consiglio regionale solo una donna, Francesca Barracciu. Anche questo va contro la tradizione del centrosinistra, ed è un argomento su cui riflettere». - Enrico Gaviano
