LA NUOVA SARDEGNA
DOMENICA, 14 MARZO 2010
Il giorno dopo la sentenza il terremoto nel Pd continua. La guerra tra i sorrisi dei due consiglieri arriverà fino alla cassazione
Il giudice non mette pace tra Corda e Caria
Lo spodestato: «Sono sereno, ma farò ricorso»; il vincitore: «È la fine di un sopruso»
OLBIA. Tutti felici, neanche si fossero presi a colpi di tribunale, si fossero cordialmente odiati, avessero deciso che a scegliere il consigliere gallurese del Pd in Regione dovesse essere un giudice. Entrambi sostengono che non conta troppo fare il consigliere. Che in fondo non ci tengano troppo alla carica. Ma Elio Corda e Pierluigi Caria da un anno a stento si salutano. Da quando appena dopo le elezioni Corda aveva deciso di fare ricorso in tribunale contro Caria.
L’ex direttore sanitario dell’Asl aveva sbagliato i tempi per le dimissioni. Le aveva presentate troppo tardi. Un cavillo per alcuni. Ma un cavillo vincente. Per due volte i tribunali hanno dato ragione a Corda. Ora Caria si aggrappa alla Cassazione per sperare di conservare la poltrona. In mezzo alla bolgia silenziosa si trova il segretario provinciale del Pd, Carlo Careddu, nella scomodissima situazione di mediatore, tutto a un passo dalle Provinciali. «Abbiamo avuto un incontro della direzione a Tempio - dice Careddu -. Abbiamo deciso di ripartire dalle Provinciali e dalla ricandidatura di tutti i consiglieri uscenti del Pd. Nel tavolo regionale continuiamo a studiare i criteri per scegliere il candidato alla presidenza. Come Pd proporremo il sistema delle primarie, ma dobbiamo capire se anche gli alleati le accetteranno. Sono certo che Pierluigi ed Elio abbiano un tale senso di responsabilità da mantenere il partito fuori da questa vicenda. Io sono il segretario di entrambi e tutti accetteremo quello che la magistratura deciderà». Il consigliere che sembra avere perso la sua poltrona, almeno per ora ostenta tranquillità. «Sono serenissimo - dice Caria -, lo giuro. Dalla mia parte ho due cose. I 4mila voti, 800 più del mio avversario, Corda, e l’età. Sono giovane e sono abituato alla competizione politica. Ritengo che sia ingiusto falsare il volere dell’elettorato. Corda vuole cambiare la scelta del popolo del Pd. Hanno votato me, mi hanno voluto. In democrazia sarebbe sufficiente. Il torto è stato fatto agli elettori e non a me. Io ho seguito le indicazioni della legge statutaria. Ho presentato le dimissioni entro 7 giorni dallo scioglimento del consiglio. Poi la corte costituzionale ha cancellato la statutaria, le leggi sono cambiate. Ma io non ho colpa. In ogni caso con la massima serenità attendo di leggere le motivazioni. Farò ricorso in Cassazione. Mi spiace si sia scelta questa via del ricorso contro un collega di partito. Si crea un precedente grave. In altri tempi una cosa simile non sarebbe mai stata tollerata. Credo sia necessario ripartire dalle Provinciali. E dalla ricandidatura dei consiglieri uscenti. Per quello che riguarda la mia candidatura se il partito e le primarie mi indicheranno valuterò cosa fare. Sono sereno come sempre». Molto pacato Elio Corda, che cerca di spargere camomilla su una vicenda al curaro. La sentenza della corte di apello lo mette in sella al seggio in consiglio regionale. «È normale che Caria faccia ricorso in Cassazione - afferma - è un suo diritto. Io mi ritengo soddisfatto da quello che i due gradi di giudizio hanno stabilito. Ho subito un sopruso, ritengo che Caria nel momento in cui si è presentato non avesse il diritto di farlo. I giudici per ora la pensano come me. Dico tutto questo senza astio, ma con la massima serenità. Non credo che la vita del partito possa essere condizionata da questa decisione dei tribunali. Al contrario sono convinto che la serenità all’interno del Pd sia massima e che il buon senso prevarrà. In ogni caso prevarrà lo spirito di collaborazione. Lo stesso che ci proietta verso le Provinciali».
