UNIONE SARDA
CONFERENZA PROVINCIALE.
Nuovo incontro tra sette giorni. Ma la Asl difende il riordino
Sanità, il fronte anti-riforma si allargaNove sindaci contestano «la moltiplicazione delle poltrone»
Giovedì 18 marzo 2010
Nel mirino finisce la “Macro-area Sardegna”, il consorzio che prenderebbe in mano in mano le competenze amministrative della sanità.
Niente firma. Niente via libera. Alla Gallura non piace la riforma della sanità, così come l'hanno scritta a quattro mani la giunta Cappellacci e i Riformatori. Tanto che ieri, la Conferenza provinciale dei sindaci, convocata dalla presidente Pietrina Murrighile, ha chiesto una raffica di chiarimenti. Soprattutto sulla Macro-area Sardegna , ovvero il supervisore del sistema sardo. Prenderà in mano le competenze amministrative sotto il controllo diretto della Regione. Dai concorsi agli acquisti. «Non ci stiamo alla moltiplicazione delle poltrone né all'accentramento di poteri», incalzano i sindaci. E alla Asl due - presente col commissario straordinario, Giovanni Antonio Fadda, e il direttore amministrativo, Mario Altana - non ci sono rimasti benissimo.
I COMUNI CONTRO Dunque l'ok atteso non è arrivato. Ma era tutto previsto, vista l'aria che tirava. Ieri, dalle pagine de L'Unione Sarda i big del Pdl Gallura avevano gridato il loro «“no” alla riforma delle poltrone». Ma da cinque che erano, adesso a remare contro il riordino della sanità sono in dodici. Oltre ai parlamentari Settimo Nizzi e Fedele Sanciu, oltre al consigliere regionale Gianfranco Bardanzellu più i primi cittadini Gianni Giovannelli (Olbia) e Antonello Pintus (Tempio), si sono aggiunti Loiri Porto San Paolo, Monti, Oschiri, Calangianus, Luras, Arzachena e La Maddalena. Nove Comuni su 26, gli altri 17 nemmeno si sono fatti vedere.
LE CONTESTAZIONI La guerra alla Regione, ieri, l'ha aperta Giovanni Inzaina (Loiri): «Con un tratto di penna, si vogliono cancellare trent'anni di rivendicazioni per il decentramento della sanità. La Macroarea non aumenterà i costi per pagare più dirigenti, ma comporterà il trasferimento del personale verso Cagliari». Tasto ribattuto da Giovannelli e Pintus: «Il buco della sanità sarda (900 milioni dal 2003 al 2008) ci obbliga a valutare con la massima attenzione costi e benefici, prima di avallare la riforma». Così anche Gianni Raspizzu (Monti), Antonio Scanu (Calangianus), Marisa Careddu (Luras), Renato Asara (assessore a Oschiri) e Alessandro Depperu (dirigente ad Arzachena). Angelo Comiti (La Maddalena) ha sollevato il caso del Merlo, l'ospedale che «non può diventare una semplice promanazione della struttura olbiese». Con la riforma, difesa da Fadda e Altana, «in Gallura si passerebbe a due aziende: una provinciale (gestirebbe prevenzione, cure post acuta e riabilitazione, sarebbero otto in tutta l'Isola), l'altra ospedaliera che controllerebbe le strutture di Olbia e Tempio», chiariscono i due. La Murrighile ha avvallato la posizione dei sindaci, insieme all'assessore alla Sanità Pietro Giorgioni. Nuovo confronto tra una settimana. Ma sembra difficile che in sette giorni nodi e dubbi vengano sciolti. «I sardi hanno bisogno di servizi ed efficienza, non di nuove poltrone».
ALESSANDRA CARTA
