UNIONE SARDA
ROVINCIALI.
A sinistra salgono le quotazioni delle primarie. Satta (Upc) resta in corsa
Per la Murrighile lo sponsor di Rutelli La presidente uscente si ricandida con l'Alleanza per l'Italia
Venerdì 19 marzo 2010
La strategia doveva rimanere segreta. Ancora per un po'. Ma un sms di troppo ha fatto saltare il coperchio sulle nozze Murrighile-Api.
Galeotto è stato un sms. Un messaggino di troppo. Quanto è bastato per mettere a nudo la strategia. Pietrina Murrighile ha pronta la bandiera dell'Api, l'Alleanza per l'Italia messa in piedi da Francesco Rutelli. E con quella la presidentessa della Gallura tenta la scalata alla ricandidatura. Passando, se fosse il caso, anche dalle primarie. A proposito: le quotazioni di un possibile voto interno al centrosinistra per scegliere il candidato della coalizione, restano molte alte.
MOSSA A SORPRESA La Murrighile, dunque, veste i panni della rutelliana. La mossa doveva restare segreta. Ma Riccardo Porcu , del direttivo regionale Api, ha fatto male i conti. O, quantomeno, è stato incauto. Gli sms spediti per accreditare l'Alleanza al tavolo provinciale dell'ex Ulivo, quindi la Murrighile, non ha tardato a fare il giro degli amici. Chissà, un errore da principiante, a cui il coordinatore regionale nonché comandante Meridiana, Marco Marraccini , prova a mettere una pezza: «Non mi risulta che la Murrighile faccia parte dell'Api. Ma se dovesse succedere, saremmo ben lieti di accoglierla nella nostra alleanza». Dal canto suo, la presidentessa, che proprio sulle pagine de L'Unione Sarda ha rotto un lungo silenzio, una cosa la sa bene: potrà correre nuovamente per la guida dell'esecutivo gallurese solo sotto la spinta di un qualche partito. E siccome tessere non ne ha, men che meno quella Pd, andare a nozze con i rutelliani vale un ingaggio sicuro. Non solo. Il profilo dell'Api si sposa bene con il suo curriculum, almeno sul fronte dei valori cattolici che la Murrighile condivide ampiamente.
LE PRIMARIE Altro capitolo sono le primarie (se si faranno, le urne si aprono il 28 marzo). Qui i distinguo non mancano. Intanto: al più tardi domani il Pd approva il regolamento. I democratici ci tengono parecchio al voto interno alla coalizione: non lo considerano un obbligo, ma un'opportunità (necessaria) per fare sintesi. Con un paletto: chi perde, non deve sbattere la porta, ma contribuire da candidato “semplice” alla competizione elettorale di maggio. Di segno opposto l'Upc di Antonio Satta : ai cristiano-popolari viene l'orticaria a sentire la parola “primarie”. Il partito vuole solo una cosa, già ufficializzata al tavolo regionale. Ovvero scegliere il candidato presidente, che sarebbe proprio Satta. Un nome, questo, che finora non ha incassato né il “sì” né il “no” della coalizione. Per una ragione, su tutto: se l'ipotesi Satta dovesse tramontare, l'Upc avrebbe pronta una lista civica. Obiettivo: cooptare verso il centro gli scontenti della sinistra e della destra, salvando così la corsa del leader. Marraccini, invece, sulle primarie è prudente: «Sono uno strumento per far coesistere la coalizione. Ma qualora si trovi un accordo senza passare per le urne, l'importante è che a tutti i partiti venga garantita pari dignità».
ALESSANDRA CARTA
