I problemi della sanità nell’isola non possono essere risolti con frettolosi colpi di spugna 13.08.2009
Le recenti decisioni della giunta Cappellacci non tengono conto della complessità dei problemi
Al di là dei giudizi sommari alla Calderoli, l’art. 8 bis del collegato appena approvato si presta ad un piano scivolosissimo di confronto politico. Il sindacato protesta per la totale assenza di confronto sociale, peraltro impegno annunciato da Cappellacci. È certo lo scontro con il muro dei tribunali per il diritto soggettivo dei manager tutelati dalla 502, che li esclude dallo spoil system con la tipologia privatistica del contratto. Ma è il clima del Paese che sconsiglierebbe queste scorciatoie. La riforma, nata proprio con il dichiarato proposito della distinzione tra politica e gestione, affida appunto alle Regioni i programmi e gli obiettivi, e alle Aziende sanitarie con un dg tecnico, dotate di ampia autonomia, la loro attuazione, con i criteri aziendali dell’efficacia (qualità dei risultati di salute), dell’efficienza (rapporto positivo tra risorse impiegate e risultati ottenuti) e dell’economicità (efficienza ed efficacia proiettate nel lungo periodo). Il sistema in questi anni ha dato prova di migliorare costantemente, riuscendo nel contempo a controllare la spesa. Ciò è testimoniato da indagini comparative a livello internazionale e da parametri oggettivi: speranza di vita, mortalità infantile, incremento della prevenzione, appropriatezza dei ricoveri. Dal Lazio in giù esiste per problematiche culturali e organizzative un “deficit di aziendalizzazione” rispetto al centro-nord e dove è venuto meno il modello di autonomia e professionalità manageriale sono, guarda caso, le regioni “canaglia”. Da queste negli ultimi anni si è sottratta la Sardegna con l’accordo stipulato con il ministero della Salute. Nel corso del 2008, a seguito della verifica positiva degli obiettivi al 15 ottobre 2007, è stata incamerata la prima tranche di finanziamento, di circa 109 milioni di euro, destinati al saldo delle assegnazioni già disposte per le Aziende Sanitarie; poi, come risulta dai verbali del tavolo di verifica degli adempimenti del 28 maggio 2008 e 21 gennaio 2009, è stata accertata la sussistenza dei presupposti per l’erogazione della seconda tranche, pari a 54 milioni di euro, destinati all’integrazione del finanziamento 2008. È una buona regola gestionale di evitare modifiche ai sistemi complessi senza dati e in questa legislatura sarebbe stato salutare partire con l’attivazione dell’Agenzia regionale della Sanità, istituita con la legge 10 per supportare l’assessorato su programmazione, verifica delle prestazioni, controllo di gestione e di valutazione di atti e contratti, politiche di innovazione. Oggi alle Regioni si chiede uno sforzo nella programmazione, nella razionalizzazione delle strutture ospedaliere e distrettuali, frenate dai campanilismi. E si richiede una riflessione sugli interventi di ingegneria istituzionale che hanno accentrato in vario modo competenze gestionali tipiche delle Aziende, strutture centrali regionali, aree vaste, formule consortili, rivelandosi più fonte di incremento di burocrazia che di riduzione di spesa. Invece in un periodo caratterizzato o da modelli virtuosi di rigorosa separazione fra indirizzo politico e attuazione manageriale o da modelli fallimentari di clientelarismo e affarismo, si propone per la Sardegna un riordino complessivo del sistema, in soli 30 giorni, su basi già inadeguate in altre regioni che non si giustifica con veri dati gestionali salvo numeri all’ingrosso. Cosi il dubbio che stiamo parlando solo di poltrone diventa più forte.
* Pd della Sardegna
