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Da "l'Unione Sarda" Mercoledì 09 gennaio 2013 07:26
Si dimettono i vertici del partito in ConsiglioSalta l'intesa sulle liste di Camera e Senato tra il segretario del Pd sardo Silvio Lai e Pierluigi Bersani. La rottura è arrivata dopo una riunione di oltre un'ora a Roma con la delegazione sarda della direzione nazionale. Terremoto nell'Isola: si dimettono il capogruppo del Pd in Consiglio regionale e il vice, mentre il segretario regionale dei giovani democratici si è autosospeso.
"Nelle prossime ore comunicherò al Gruppo consiliare le mie dimissioni da capogruppo Pd". Queste le parole del presidente del Gruppo del Partito democratico nel Consiglio regionale della Sardegna, Giampaolo Diana, per protestare contro le decisioni della Direzione nazionale sulla composizione delle liste per le elezioni politiche alla Camera e al Senato. "Il voto delle primarie non è stato rispettato -
Lo "schiaffo" al partito sardo dalla Direzione nazionale del Pd continua a mietere "vittime". Dopo le dimissioni annunciate dal capogruppo Pd in Consiglio regionale della Sardegna, Giampaolo Diana, arrivano le dimissioni del vicepresidente del Gruppo, Marco Espa, e l'autosospensione dalla carica di segretario regionale dei giovani democratici, Mauro Usai.
Lo scossone dato dalla composizione delle liste verrà analizzato nel Gruppo consiliare del Pd e lo stesso Diana ha chiesto alla presidenza dell'assemblea regionale di fare intervenire gli organi di garanzia "per valutare se le scelte fatte dalla Direzione nazionale ledano i criteri che noi abbiamo assunto per svolgere le primarie. Per quanto mi riguarda non ci sono le condizioni minime per continuare a svolgere serenamente la mia attività mentre il gruppo deciderà altre iniziative". Secondo Diana questo è l'effetto dell'"indignazione di tanti giovani democratici. Non siamo disponibili ad accettare supinamente queste decisioni e il nostro obiettivo è far comprendere innanzitutto al Segretario nazionale che le regole si rispettano sempre e comunque". Da qui l'appello a Bersani per rivedere le decisioni prese: "Se noi non dovessimo riuscire in questo intento, quel rapporto di fiducia che ha fatto schizzare il partito al 33% verrebbe compromesso e in Sardegna rischiamo di non cogliere il risultato che è alla nostra portata".
Il vicepresidente del gruppo, Espa, sostiene che il suo passo indietro "serve per permettere al Gruppo di valutare serenamente le decisioni prese", mentre la vicesegretaria regionale del Pd, Francesca Barracciu, tuona contro le "liste che vanno rispedite al mittente. Si tratta di un risultato inaccettabile perché sono state stravolte le regole: i perdenti sono diventati vincitori, i vincitori sono ora perdenti, le donne nei posti utili sono meno del 33% e per di più, nonostante per via della popolazione abbiamo perso già due parlamentari, ai sardi vengono sottratti altri due posti e attribuiti a non sardi".
LE CANDIDATURE -
Ci sono delle ragioni che hanno determinato le proteste del Pd sardo: intanto la presenza del sociologo sassarese Luigi Manconi, quarto al Senato, e un volto sconosciuto alla Camera -