IL MISTERO DEI CATARI
di Ernesto Cau
Molti accadimenti storici, spesso, finiscono per essere dimenticati, e così accade anche per molte culture, e in alcuni casi, per religioni o culti. E questo è proprio il caso dei catari, perduti nei meandri della storia, dimenticati, come anche dimenticati furono i loro carnefici. Ma procediamo con calma, passo dopo passo. Partiamo col dilemma più interessante e allo stesso tempo più complesso. Chi erano i catari? La domanda è di facile costruzione, non altrettanto però si può dire per la risposta. Sarà meglio, per favorire una maggior comprensione, partire da cosa i catari non fossero. Tanto per cominciare il catarismo non è una religione "rivelata", ovvero, non è dovuta alla comparsa di punto in bianco di un grande predicatore i cui precetti sono stati seguiti poi da una folta schiera di discepoli, come nel caso dell'Islam o del Cristianesimo. Le sue basi infatti prendono spunto da culti e religioni molto più antiche, le quali, avevano come fondamento il "dualismo". Ed ecco un'altra parola molto interessante, dualismo, che andrebbe sviscerata con cura. Secondo le tesi dualistiche, infatti, l'universo è il risultato di un confronto tra due principi opposti ed antagonisti. Ma questa non è solo che una mera semplificazione del dualismo, in realtà ci sarebbe molto da dire, non fosse altro che per le differenti sfumature che ogni culto dualista portava con se. Per altro, come di certo può saltare subito all'occhio, anche la religione Cristiana appare come una religione dualista, in quanto da una parte abbiamo Dio-Cristo-Spirito Santo, ovvero la SS. Trinità, mentre dall'altra abbiamo Lucifero, l'angelo che contraddisse Dio e per questo meritò il titolo di Satana (nemico) e Diavolo (accusatore). Ma torniamo ai nostri Catari. Il catarismo apparve nell'Europa Occidentale nel XII e non si presentò come un insieme organizzato, ma piuttosto come il riunirsi di esperienze vissute e aspirazioni che pian piano si consolidarono in un dogma e in una morale pratica. Tuttavia l'utilizzo di questa parola non deve trarre in inganno, i catari non avevano alcun dogma assoluto in cui credere, e neppure erano organizzati in una gerarchia simile a quella della Chiesa di Roma. È inoltre importante aggiungere che l'unità del catarismo consisteva proprio nel mettere in comune delle esperienze, che all'origine erano solo tentativi per dare un senso alla vita in un mondo incoerente e costantemente segnato dal male. Il fondamento di questa esperienza spirituale è l'eterna contraddizione dei catari tra l'anima dell'uomo che è pura e del mondo che invece è malvagio. Per meglio comprendere questa contraddizione vorrei citare una professione di fede dei catari fiorentini: "All'inizio, esistevano due principi, quello del bene e quello del male, e in loro esistevano, da tutta l'eternità, la luce e le tenebre. Dal principio del bene viene tutto ciò che è luce e spirito; dal principio del male viene tutto ciò che è materia e tenebre". Ritorniamo dunque al "dualismo" di cui si è parlato, anche se sommariamente, all'inizio, e da queste poche righe viene spontanea una domanda. Chi per i catari rappresentava il bene e chi il male? La domanda stavolta è molto semplice e così pure la risposta, il bene, ovvero la luce e lo spirito, era Dio, un Dio molto simile a quello delle scritture Ebraiche, da cui per altro molto hanno attinto i catari, e della cristianità, il male, ovvero la tenebra e la materia, era Lucifero, l'angelo che tradì la fiducia di Dio. E da qui nasce un'altra contraddizione, ma se Lucifero era una creatura di Dio, come poteva essere malvagio? Stavolta la domanda non è di così facile soluzione, ma proveremo lo stesso a dare una risposta. Uno dei tanti miti catari riguardanti il tradimento di Satana è quasi direttamente preso dai versetti 6, 1-3 della Genesi. In questo passo viene raccontato di come, una volta nate le "figlie degli uomini" (le donne, si potrebbe presumere, tuttavia non è sicura la sua interpretazione), i figli di Dio, ovvero gli angeli, videro che erano belle e ne presero in moglie quante ne vollero. Ma Dio non fu lieto di quanto accadde e decise di punire il genere umano: "Il mio spirito non resterà per sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centovent'anni". Il passo citato è abbastanza incomprensibile, per questo anziché citarlo completamente gli ho fatto assumere il senso cataro, e per questo spero sia se non chiaro, per lo meno comprensibile, quale fosse il motivo per cui gli angeli furono scacciati dal cielo. Capo di questi dissidenti dell'etica di Dio era per l'appunto Lucifero, il quale, secondo anche quanto ricordavano i cristiani oltre che i catari, era stato violato da uno "spirito malvagio". Quindi Lucifero stesso rappresenta una nozione dualista, era al tempo stesso creatura del bene, in quanto creata da dio, e creature del male, in quanto impossessata dal già citato spirito. Altri catari invece sostenevano che Lucifero si fosse ribellato a Dio perché geloso. Ed ora un'altra domanda, perché il mondo, ovvero la materia di cui esso è formato, è di origine malvagia? Per rispondere alla domanda citerò una versione del mito cataro della creazione degli uomini. Satana voleva creare l'uomo, ma non riusciva a dargli la vita, il fango, infatti, ogni volta si asciugava al sole. Dio allora, intuendo le intenzioni di Satana, ordina ai suoi angeli di non fermarsi a dormire sulla terra durante le loro visite, purtroppo gli angeli disobbediscono all'ordine di Dio e Satana ne approfitta per metterli dentro i corpi da lui creati. Ecco perché per i catari il corpo è male e l'anima è bene. Chiarita, se pur in maniera al quanto approssimativa, questa perplessità, vorrei ora spendere qualche parola per descrivere la figura di Gesù Cristo all'interno del catarismo. Bisogna per cui premettere l'esistenza di una particolare triade, all'interno di esso secondo cui è dovuta l'esistenza umana, ovvero, corpo, anima e spirito. Questa triade viene ripresa da un'antica religione dualista chiamata mazdeismo. Questa triade spiega in parte una soluzione al problema che ebbero i catari con la resurrezione di Gesù. Se riprendiamo le tesi catare secondo cui gli angeli di cui Satana si era impossessato avevano lasciato il loro corpo in cielo (paradiso), allora è facile supporre che anche Gesù sia venuto sulla terra per la sua predicazione non rinchiuso in un corpo carnale e demoniaco, ma con il suo corpo celeste. Bisogna dire che il caso di Gesù, per i catari, era di fondamentale importanza, ma le due correnti dualiste (assoluti e moderati), non riuscirono mai a venire ad una soluzione univoca. Infatti per i dualisti assoluti Gesù era un angelo (quindi non il figlio di Dio come per i Cristiani) che non aveva alcun rapporto con il peccato, cioè con il suo corpo carnale. Mentre Maria, era a sua volta un angelo e non la madre di Gesù in senso carnale (un'altra divergenza con la religione cristiana che vede in Maria la madre carnale di Gesù, ovvero colei che lo ha partorito, se pur restando incinta per volontà di Dio). I dualisti moderati, invece, ripresero in parte questa tesi, ma essendo Dio, per loro, creatore della materia, non si opponevano assolutamente alla sua incarnazione. Dal loro punto di vista, Cristo si era fatto uomo in Maria (così come ci dicono i Vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni), ma al momento dell'ascensione si era spogliato del suo corpo carnale. Comunque il vero problema riguardante la figura di Gesù non è tanto questo quanto il motivo che lo spinse a venire in mezzo ai comuni mortali. Per alcuni, che sostenevano che fosse un angelo peccatore che doveva redimersi, non aveva fatto altro che tentare di riscattare la sua colpa, e attraverso la sua penitenza (la crocifissione), salvare anche tutti gli altri angeli peccatori. Per altri ancora invece mentre Cristo veniva crocefisso sulla terra, Satana subiva lo stesso trattamento in cielo. Ed ecco tornare ancora una volta a galla il tanto nominato dualismo, un'altra corrente catara, ancora, infatti, diceva che Gesù e Satana erano entrambi figli di Dio, uno malvagio e l'altro buono. Ad ogni modo le differenti correnti erano concordi su una cosa, Cristo era venuto a portare un messaggio che indicava la via della rinuncia, necessaria per la salvezza (stessa tesi di San Francesco D'Assisi, i cui frati vennero indicati come eretici da Giovanni XXII qualche decennio dopo la distruzione dei Catari). Ma ci sono ancora altre cose interessanti da dire sul catarismo. La loro morale, molto più semplice e precisa di quanto non fossero le altre loro tesi, partiva dalla constatazione che in fondo c'è solo un peccato: la rottura con Dio. Tutti gli altri peccati (che invece vengono maggiormente esaltati dalla religione Cristiana) non sono altro che forme particolari di questo. I catari, perciò, ritenevano che chi rifiuta di appartenere al mondo (quindi al male) non è sottomesso a Satana. Per questo, per un cataro, peccare, significa subire il mondo. Prendiamo come esempio l'ambito delle relazioni sessuali. I catari aveva una posizione al quanto originale, ogni unione sessuale concerne la carne, ed essendo essa assoggettata a Satana, tale unione è peccato. Per cui un rapporto sessuale all'interno del matrimonio non è differente da un rapporto illegittimo. Questa posizione gli valse ovviamente l'accusa di amoralità. Ed in effetti i catari non facevano distinzione tra relazioni legittime e illegittime, amore libero, adulterio, omosessualità o incesto. Un'altra cosa, molto interessante, mentre siamo in conclusione, è che i Catari, non aveva una gerarchia simile a quella Chiesa, tuttavia avevano una sorta di divisione tra i fedeli in "credenti" e "perfetti". Questi ultimi erano coloro che attraverso diverse incarnazioni della propria anima (totalmente differenti da quelle del buddismo, infatti erano solo di umano in umano), riuscivano a raggiungere la perfezione ed essere dunque pronti a tornare al cielo da Dio poiché oramai avevano pagato il proprio peccato. I credenti, invece, erano coloro che non avevano ancora davanti a sé la perfezione ma cercavano di fare di tutto per raggiungerla, tuttavia restavano ancora troppo peccatori (quindi ancora troppo legati al mondo materiale) per potervi giungere. Prendendo come esempio la già citata posizione sui rapporti sessuali, vediamo come si comportavano da una parte i "credenti" e dall'altra i "perfetti". I primi erano proprio quei catari che erano dediti all'amore libero, alle relazioni legittime e non. Per i "perfetti" invece la cosa era molto ben diversa, essi, infatti, non avrebbero mai commesso atti simili, la loro anima doveva restare pura, pronta per ricongiungersi a quel Dio tradito molti millenni prima. Ed ora, in finale, risponderò alla domanda più triste di tutto questo nostro breve viaggio nella cultura catara. Che fine hanno fatto? Purtroppo questa è una nota dolente. Molto dolente. I catari, visto la loro professione di fede, e visto la loro morale, furono dichiarati eretici dal Papa, e grazie a San Domenico, fondatore dell'ordine domenicano (a cui a dato il nome) e quasi fondatore della Santa Inquisizione (è morto qualche anno prima che venisse effettivamente fondata), e al Re di Francia a cui stavano a cuore i territori occupati dai catari, vennero sterminati. Un esempio per tutti può essere ciò che accadde alla Fortezza catara di Montsègur. Inquisitori e soldati francesi la tennero sotto assedio per lungo tempo, senza che però i catari, o meglio chi per loro, in quanto essi ripudiavano le armi, cedessero. Alla fine però i rifornimenti d'acqua vennero meno e i catari furono costretti alla resa. Quando furono davanti agli inquisitori questi posero loro tale domanda: "Ripudiate la vostra eresia e tornate tra le braccia dell'unico vero Dio e della Chiesa di Roma?", la risposta ovviamente fu no, ed essi, col sorriso sulle labbra, si gettarono tra le braccia dei roghi. Questa è la fine che fecero i catari, bruciati vivi sul rogo perché in contrasto con la Chiesa di Roma, in disaccordo con quanto i suoi ministri predicavano sulla base del Vangelo. E la morte dei catari non fu che il primo passo di una macchina di morte che durante i secoli ha mietuto innumerevoli ed innocenti vittime, la Santa Inquisizione. Dei catari ai giorni nostri non resta altro che il nome e forse il ricordo, tenuto vivo da studiosi, giornalisti e scrittori come Jean Markale (L'enigma dei Catari), Alfonso Maria di Nola (Il diavolo), Michael Baigent e Richard Leigh (L'inquisizione), e Valerio Evangelisti (I romanzi di Eymerich). Per molti altri i catari, forse, ed aggiungo, purtroppo, non sono neppure mai esistiti. Ed è un vero peccato, perché è una parte della cultura occidentale, e soprattutto europea, che è andata persa, per sempre.
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