Gemellae N. 39



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La poesia salva la vita

di Giulia Bardanzellu

La poesia. Se ne parla spesso, se ne discute, ci si agita, a volte, perché in tanti la comprendono, la amano, la leggono, la scrivono e in tanti, invece, indietreggiano, sorridono, quasi la temono, come fosse cosa per pochi, come se dietro quel parolone si nascondesse una debolezza, un virus che non si vuole prendere, qualcosa che ci si rifiuta anche solo di conoscere. Questa non vuole essere semplicemente la recensione di un libro ma un consiglio, puro e semplice, un invito, per chi ancora non si è fatto contagiare, una spinta per chi crede di potersi nascondere o solo farne a meno, un motivo di riflessione per chi la ama e ne riconosce l'odore nelle cose, ne percepisce i segnali, ne apprezza non solo l'aspetto estemporaneo, fatuo, immaginifico, ma anche quello crudo, reale, quello che più si avvicina alla vita, quello che è, senza altri giri di parole, la vita stessa.
Il libro si chiama La poesia salva la vita di Donatella Bisutti (Oscar Saggi Mondadori). Qualcuno potrebbe obiettare che il titolo sia troppo pretenzioso. In realtà non so di preciso perché quel giorno l'ho comprato, forse sono stata attratta dalle poche righe scritte sotto che recitavano "Capire noi stessi e il mondo attraverso le parole". Ecco, le parole. Era questo che mi aveva attratto, sono sempre stata attratta dalle parole, le ho sempre trovate una fonte inesauribile di emozioni, spesso basta leggerle a bassa voce, o urlarle a squarciagola e loro cambiano aspetto, prendono un'altra strada, si animano quasi fossero cose in cui si è iniettato un respiro, e in quel momento le amo, perché le togli dall'uso quotidiano che ne fai e le rendi speciali.
Ciò che si ricava dalla lettura del libro è proprio questo, la poesia è speciale perché libera le parole dalle frasi prefabbricate, le libera dalle idee preconcette, e chiunque riesca ad ascoltarle è in grado di leggere il mondo con altri occhi, coglierne l'essenza vera, e forse vivere meglio.
Un poeta greco, Ghiannis Ritsos, si è posto una domanda semplicissima e cioè "come fanno gli uomini a vivere senza poesia?" ma se di lui non ci si fida, perché egli stesso poeta, allora si può invece riportare il parere di un astrofisico e matematico, John David Borrow che ha sentenziato senza mezzi termini: "Nessuna descrizione non poetica della realtà potrà mai essere completa".
Ma allora perché tanta ritrosia verso la poesia? Perché si continua a pensare che sia cosa per pochi, per un élite di privilegiati, per un mondo colto, e non invece un qualcosa vicino a tutti?
Una risposta potrebbe essere che, tradizionalmente e storicamente, la poesia sia stata sempre considerata qualcosa di incomprensibile, all'interno del quale si rifugiavano anime irrequiete, o spiriti eletti o menti particolarmente sensibili, qualcuno vedeva i poeti come pazzi, come uomini fuori dalla realtà, la cosa paradossale e che i poeti la realtà la vedevano davvero come si presentava ai loro occhi e la comunicavano, nel modo più istantaneo e puro, senza filtri, senza le sovrastrutture proprie del linguaggio comune, senza i meccanismi che ci mettono al riparo dalle emozioni, anche quelle più nascoste, che spesso reprimiamo.
Vi sarà certamente capitato di fermarvi a guardare un tramonto, o anche trovarvi ad ammirare un paesaggio urbano, magari avvolto nella nebbia, e magari con una musica in sottofondo, e stare in silenzio e trovare in quel momento la pace, dei sensi, dell'anima, della mente. Ma che cosa è quel momento se non il contatto più immediato con ciò che ci circonda? è proprio nel momento in cui ci si ferma e si vuole ascoltare che arrivano al cuore le cose più vere e se quei momenti sono troppo pochi nel corso della nostra vita è solo perché spesso non riusciamo o non vogliamo coglierli, distratti da altro, distratti da tutto ciò che è in movimento e ci trascina.
La poesia è questo, fermarsi ad ascoltare e sentire e vedere attraverso gli occhi di altri quella realtà che ci sfugge, non bisogna essere degli spiriti eletti per vederla, ma solo aprirsi alle emozioni che trasmette, e il senso di pace che si può provare è qualcosa che non ha niente a che vedere con l'avere o il tentare di ottenere qualcosa, che è ciò che ci suggerisce la società dell'utile, ma in un modo di essere, nel rapporto con se stessi.
Spesso si obietta che la poesia sia, però, troppo ermetica, incomprensibile, ma chiedersi cosa vuol dire una poesia è una domanda sbagliata alla quale i poeti spesso rispondono con "una poesia non vuol dire niente" ma ciò perché il vero significato è molto più di un significato, la sua bellezza e la sua ricchezza consistono anche in questo. Bisogna tener presente che la poesia va letta su due scale, quella del significato e quella della fisicità delle parole. E' proprio questa seconda lettura che rende la poesia unica perché le parole non sono solo quello che vogliono dire ma richiamano ad esperienze fatte, regalano immagini spesso diverse per ognuno, frugano in quel magazzino incredibilmente ricco che è la nostra memoria e risvegliano le emozioni sopite. Ogni parola racchiude in sé significati che vanno oltre la nostra sfera intellettiva e che vengono fuori inconsciamente ed è attraverso la lettura secondo le due scale insieme che viene fuori la magia, perché è solo la poesia che riesce ad adoperarle contemporaneamente.
Bisogna sottolineare che la poesia non è solo parlare di cose poetiche anzi, molti grandi poeti scelgono spesso di parlare di cose sgradevoli o "brutte", ed è assodato che niente è più concreto e meno poetico della poesia stessa, che ci insegna a vedere il mondo con occhi diversi e a vedere che ogni cosa è unica e che in essa si racchiude una sorta di perfezione, che esiste anche nel brutto o nel non poetico. L'immagine che la poesia cerca di trasmettere è proprio questa perfezione e tanto più si avvicina ad essa tanto più è unica, irripetibile, semplicemente bella.
Ci sarebbero tanti altri argomenti da trattare e tanti spunti che il libro offre in quantità ma trattarli tutti insieme è impossibile.
Concludo ritornando all'inizio, a quel titolo che fa anche un po' sorridere, la poesia salva la vita, per qualcuno è stato davvero così. Ludovico Belgiojoso, architetto noto per aver costruito la Torre Velasca a Milano, fu rinchiuso in un campo di concentramento in Germania e per tentare di reagire a quanto gli succedeva aveva preso l'abitudine di recitare poesie a memoria. Parole che nessuno poteva togliergli e che riuscivano a dargli coscienza della sua dignità di uomo e a dare una speranza. Lui stesso ne scrisse nella sua mente, perché privo di carta e penna, e le imparò a memoria. Fu tra i pochi che riuscì a tornare e in seguito le pubblicò, e questa è una di quelle, una di quelle che gli salvò la vita:
Mauthausen- Gusen, maggio 1945
Ho fame, non mi date da mangiare
Ho sete, non mi date da bere
Ho freddo, non mi date da vestire
Ho sonno, non mi lasciate dormire!

Sono stanco, mi fate lavorare,
sono sfinito, mi fate trascinare
un compagno morto per i piedi,
con le caviglie gonfie e la testa
che sobbalza sulla terra
con gli occhi spalancati…

Ma ho potuto pensare una casa
In cima a uno scoglio sul mare
Proporzionata come un tempio antico.

Sono felice: non mi avrete.

 Associazione Culturale Gemellae

gemellae@tiscali.it